Prot. n. 16
| IL MINISTRO
DELLA PUBBLICA ISTRUZIONE
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Destinatari |
| Roma, 5 febbraio 2007 |
| Oggetto:
linee di indirizzo generali ed azioni a livello
nazionale per la prevenzione e la lotta al bullismo
|
Premessa:
espressioni del fenomeno dentro e fuori la scuola
I fatti di bullismo e di violenza che hanno
interessato anche le nostre scuole, talvolta
eccessivamente enfatizzati dai media, configurano un
quadro preoccupante, che pone la necessità di
fornire alle istituzioni scolastiche ulteriori
risorse e strumenti che consentano l'incremento di
azioni volte a favorire la piena e concreta
realizzazione delle finalità poste a fondamento
dell'autonomia scolastica, quali la valorizzazione
della persona, la crescita e lo sviluppo educativo,
cognitivo e sociale del singolo discente mediante
percorsi di apprendimento individualizzati e
interconnessi con la realtà sociale del territorio,
la cooperazione, la promozione della cultura della
legalità e del benessere di bambini e adolescenti.
L'autonomia delle istituzioni scolastiche,
costituzionalmente garantita, è orientata infatti a
favorire, come è noto, la realizzazione di
interventi educativi e formativi adeguati ai diversi
contesti, alla domanda delle famiglie e alle
caratteristiche specifiche dei soggetti coinvolti al
fine di garantire loro il successo formativo.
La scuola, essendo il terminale su cui convergono
tensioni e dinamiche che hanno origine complessa nel
nostro sistema sociale, ivi compreso il fenomeno del
bullismo, rappresenta una risorsa fondamentale,
l'istituzione preposta a mantenere un contatto non
episodico ed eticamente strutturato con i giovani.
Per tali ragioni si deve avere consapevolezza che la
prevenzione ed il contrasto al bullismo sono azioni
"di sistema" da ricondurre nell'ambito del quadro
complessivo di interventi e di attività generali,
nel cui ambito assume un ruolo fondamentale la
proposta educativa della scuola verso i giovani.
Uno strumento insostituibile e centrale per
affrontare questi fenomeni è lo studio delle materie
curricolari che fornisce agli studenti le capacità
per una decodifica approfondita della realtà
unitamente alla proposta di attività strutturate e
coerenti con il percorso di formazione. Il valore
educativo dell'esperienza scolastica, infatti,
comprende e supera la sola acquisizione di
conoscenze e competenze, e risiede proprio nella
introiezione lenta e profonda della conoscenza che
acquista significato se diventa contemporaneamente
opportunità per l'assunzione di comportamenti
consapevoli e responsabili, dando luogo a quel
processo, progressivo e "faticoso", di assimilazione
critica del reale.
Ciò premesso, appare evidente che per prevenire e
contrastare efficacemente fenomeni di bullismo, di
violenza fisica o psicologica che vedono
protagonisti una parte dei bambini e degli
adolescenti, si deve sostenere e valorizzare il
ruolo degli insegnanti, dei dirigenti scolastici e
di tutto il personale tecnico ed ausiliario che,
quotidianamente e senza "fare notizia", svolgono
un'azione meritoria ed impegnativa per la
realizzazione della funzione educativa che ciascuna
istituzione scolastica autonoma è chiamata ad
assolvere nel tessuto sociale in coerenza ai
principi ed ai valori comuni della Costituzione
italiana.
Il Ministero, pertanto, vuole mettere a disposizione
delle autonomie scolastiche un insieme di
opportunità, risorse e strumenti ulteriori di
supporto per lo svolgimento del loro compito, in un
rapporto di collaborazione con le altre istituzioni
territoriali e agenzie educative in un'ottica di
sviluppo di azioni interistituzionali e di sinergia
che convergano dentro la scuola.
Il problema del bullismo si configura come un
fenomeno estremamente complesso, non riducibile alla
sola condotta di singoli (bambini, ragazzi
preadolescenti e adolescenti; maschi e femmine) ma
riguardante il gruppo dei pari nel suo insieme. Tra
i coetanei, infatti, il fenomeno spesso si diffonde
grazie a dinamiche di gruppo, soprattutto in
presenza di atteggiamenti di tacita accettazione
delle prepotenze o di rinuncia a contrastare
attivamente le sopraffazioni ai danni dei più
deboli. E' importante definire il bullismo poiché
troppo spesso viene confuso o omologato ad altre
tipologie di comportamenti, dai quali va distinto, e
che configurano dei veri e propri reati (ad esempio
discriminazione, microcriminalità, vandalismo,
furti, etc..).
Il termine italiano "bullismo" è la traduzione
letterale di "bullying", parola inglese comunemente
usata nella letteratura internazionale per
caratterizzare il fenomeno delle prepotenze tra pari
in contesto di gruppo. Il bullismo si configura come
un fenomeno dinamico, multidimensionale e
relazionale che riguarda non solo l'interazione del
prevaricatore con la vittima, che assume
atteggiamenti di rassegnazione, ma tutti gli
appartenenti allo stesso gruppo con ruoli diversi.
Il comportamento del bullo è un tipo di azione
continuativa e persistente che mira deliberatamente
a far del male o danneggiare qualcuno. La modalità
diretta si manifesta in prepotenze fisiche e/o
verbali. La forma indiretta di prevaricazione
riguarda una serie di dicerie sul conto della
vittima, l'esclusione dal gruppo dei pari,
l'isolamento, la diffusione di calunnie e di
pettegolezzi e altre modalità definite di "cyberbullying"
inteso quest'ultimo come particolare tipo di
aggressività intenzionale agita attraverso forme
elettroniche. Questa nuova forma di prevaricazione,
che non consente a chi la subisce di sfuggire o
nascondersi e coinvolge un numero sempre più ampio
di vittime, è in costante aumento e non ha ancora un
contesto definito. Ciò che appare rilevante è che
oggi non è più sufficiente educare a decodificare
l'immagine perché i nuovi mezzi hanno dato la
possibilità a chiunque non solo di registrare
immagini ma anche di divulgarle.
Prima di passare alla individuazione delle linee di
azione e di supporto che si intende offrire alle
scuole, si ritiene opportuno richiamare l'attenzione
delle SS.LL. sulla materia delle sanzioni
disciplinari nei confronti degli studenti, al fine
di evidenziare le finalità della relativa
regolamentazione normativa e fornire alcuni
chiarimenti interpretativi.
Finalità educative e indicazioni
interpretative in materia di sanzioni disciplinari.
L'entrata in vigore dello Statuto delle Studentesse
e degli Studenti, il D.P.R. 24 giugno 1998, n. 249,
ha consentito di superare un modello sanzionatorio
di natura esclusivamente repressiva - punitiva,
quale era delineato dal previgente Regio Decreto n.
653 del 1925, introducendo un nuovo sistema ispirato
al principio educativo in base al quale il
provvedimento disciplinare verso il discente deve
prevedere anche comportamenti attivi di natura "riparatoria
- risarcitoria". In altre parole si afferma il
principio innovativo per cui la sanzione irrogata,
anziché orientarsi ad "espellere" lo studente dalla
scuola, deve tendere sempre verso una
responsabilizzazione del discente all'interno della
comunità di cui è parte. In base ai principi sanciti
dallo Statuto, e tradotti nella realtà scolastica
autonoma dal regolamento di istituto, si deve
puntare a condurre colui che ha violato i propri
doveri non solo ad assumere consapevolezza del
disvalore sociale della propria condotta contra
legem, ma anche a porre in essere dei comportamenti
volti a "riparare" il danno arrecato.
Lo strumento disciplinare si colloca, dunque, in uno
spazio intermedio fra l'essenziale momento di
formazione/prevenzione e quello del ricorso
all'autorità giudiziaria, per fatti di tale gravità
da non poter essere risolti con strumenti di natura
educativa. In ambito scolastico, infatti, la misura
disciplinare, oltre ad un valore sanzionatorio, ha
prima di tutto una funzione educativa. Per assolvere
a tale funzione - soprattutto in relazione a
fenomeni di bullismo, spesso connotati dal timore
delle vittime nel denunciare i soprusi subiti e
dalla difficoltà di acquisire informazioni precise
ed attendibili in ordine all'effettivo svolgimento
dei fatti - le procedure disciplinari relative
devono essere contrassegnate da una specifica
attenzione alla certezza ed alla tempestività degli
interventi.
Il DPR 249/98 (Statuto delle studentesse e degli
studenti) prevede all'art. 4 che le scuole adottino
un proprio regolamento disciplinare. Si richiama
l'attenzione dei dirigenti e dei consigli di
istituto competenti sull'esigenza che tali
regolamenti affrontino le questioni connesse con il
bullismo con specifica attenzione e severità,
prevedendo, da un lato, procedure snelle ed efficaci
e, dall'altro, una variegata gamma di misure
sanzionatorie nel rispetto del principio di
proporzionalità tra sanzione irrogabile ed
infrazione disciplinare commessa.
Come è stato chiarito, il bullismo è un fenomeno
estremamente variegato e complesso, che, in alcuni
casi, può tradursi in episodi di sopraffazione o di
violenza, talvolta particolarmente gravi, rispetto
ai quali la scuola, quale istituzione pubblica
fondamentale preposta alla realizzazione delle
finalità educative, deve poter rispondere ponendo in
essere un complesso di azioni culturali - educative
che comprendano anche l'irrogazione di una "sanzione
giusta", e cioè equa, ragionevole e proporzionata
alla gravità dell'infrazione disciplinare commessa.
Del resto, anche per i giovani, costituisce un
principio educativo fondamentale la circostanza che
la violazione delle regole, poste a garanzia delle
libertà di tutti, dia luogo alle conseguenze
sanzionatorie previste dalla legge. La comunità
scolastica, infatti, contribuisce allo sviluppo
della personalità dei giovani anche attraverso
l'educazione alla legalità, intesa non solo come
rispetto delle regole di convivenza democratica ma
anche dei doveri che ineriscono al ruolo e alla
funzione che ciascun soggetto è chiamato a svolgere
all'interno della comunità stessa. Ne consegue che
gli studenti sono tenuti ad osservare i doveri
sanciti dallo Statuto degli studenti e delle
studentesse, in particolare quelli contemplati negli
articoli 3 e 4 del D.P.R. 24 giugno 1998, n. 249,
allo stesso modo in cui tutto il personale
scolastico è tenuto all'osservanza dei doveri
attinenti alla deontologia professionale enucleati
dalla legge e dai Contratti collettivi nazionali di
lavoro. In considerazione della particolare gravità
che può connotare taluni comportamenti riconducibili
al bullismo, corre l'obbligo di fornire chiarimenti
interpretativi che consentano di superare l'attuale
stato di incertezza applicativa con riferimento
all'individuazione di quale sia il limite massimo
nel disporre l'allontanamento del discente dalla
scuola e, in particolare, se sia possibile prevedere
un allontanamento del giovane per un periodo
superiore a quindici giorni.
Ai sensi dell'art. 4 comma 7 D.P.R. n. 249/1998, la
regola generale è che "il temporaneo allontanamento
dello studente dalla comunità scolastica può essere
disposto solo in caso di gravi o reiterate
infrazioni disciplinari, per periodi non superiori a
quindici giorni".
Ciò non di meno, come è stato chiarito anche dalla
giurisprudenza amministrativa, il divieto di
disporre un allontanamento superiore a quindici
giorni, posto dal comma 7, può essere derogato
quando ricorrano due ipotesi eccezionali e tassative
di particolare gravità previste dal successivo comma
9:
1 - quando siano stati commessi reati,
2 - quando vi sia pericolo per l'incolumità delle
persone.
In queste due situazioni della massima gravità, che
implicano l'attivazione di procedimenti penali e/o
mettano in pericolo l'incolumità delle persone, lo
Statuto, derogando alla regola generale, riconosce
la possibilità di ricorrere ad un "rimedio estremo",
con la conseguenza che la durata dell'allontanamento
non è più sottoposta al limite dei quindici giorni,
ma, come dispone espressamente il comma 9, "è
commisurata alla gravità del reato ovvero al
permanere della situazione di pericolo".
Ciò posto, va precisato che per quanto riguarda
tutti gli altri principi di cui all'art. 4 (finalità
educativa del provvedimento disciplinare, natura
personale della responsabilità disciplinare,
principio di separazione della condotta dalla
valutazione del profitto, principio di riparazione
del danno, facoltà per lo studente di esporre le
proprie ragioni, convertibilità delle sanzioni in
attività a favore della comunità scolastica, obbligo
di mantenere, per quanto possibile, un rapporto
della scuola con lo studente e con i genitori anche
durante periodi di allontanamento dalla comunità al
fine di favorire il rientro, l'attribuzione in capo
ad un organo collegiale del potere di decidere
l'allontanamento dalla scuola, facoltà per lo
studente di iscriversi, anche in corso d'anno, ad
altra scuola nei casi di cui al comma 10), questi
ultimi sono da intendersi tutti come inderogabili e,
pertanto, trovano integrale applicazione anche nei
casi più gravi previsti dal comma 9. Si ravvisa,
infine, l'opportunità di informare che sono allo
studio norme per la semplificazione delle procedure
previste per l'irrogazione delle sanzioni
disciplinari verso gli studenti ed un repertorio
condiviso di sanzioni che non si limitino ad
allontanare i giovani dalla scuola, circostanza
sempre pericolosa per la crescita e lo sviluppo
della persona, ma diano luogo anche a percorsi
educativi di recupero.
Azioni a livello nazionale
Ai Dirigenti scolastici, ai docenti, al personale
ATA e ai genitori è affidata la responsabilità di
trovare spazi per affrontare il tema del bullismo e
della violenza attraverso un'efficace collaborazione
nell'azione educativa volta a sviluppare negli
studenti valori e comportamenti positivi e coerenti
con le finalità educative dell'istituzione
scolastica.
Gli studenti, a loro volta, saranno coinvolti in
modo attivo, in rapporto all'età, nelle scelte delle
iniziative scolastiche ritenute più funzionali al
conseguimento di obiettivi coerenti con la
promozione della solidarietà, della cooperazione,
del rispetto e dell'aiuto reciproco in ambito sia
scolastico che extrascolastico, favorendo la
condivisione delle regole e delle sanzioni. Il Piano
dell'Offerta Formativa, documento fondamentale delle
istituzioni scolastiche autonome (D.P.R. n. 275/99),
rappresenta uno strumento di portata decisiva,
attraverso il quale l'istituzione scolastica può
elaborare e declinare le linee culturali,
pedagogiche, organizzative e operative coerenti con
tali valori traducendo nell'azione didattica i
saperi della scuola in saperi di cittadinanza e non
perdendo mai di vista le finalità sia culturali sia
educativo-comportamentali fondamentali per il
consolidarsi di comportamenti prosociali.
Spetta alla singola scuola ricercare la strategia
educativa più idonea ed efficace nell'azione
promozionale di educazione alla cittadinanza e,
contestualmente, di prevenzione e di contrasto ai
fenomeni di bullismo e di violenza che possono
verificarsi nella scuola stessa o nell'ambiente in
cui essa opera.
A tal fine saranno inoltre tenuti presenti lo
Statuto delle Studentesse e degli Studenti (D.P.R.
249/98), il regolamento sull'apertura pomeridiana
delle scuole (567/96 e successive modifiche), la
Direttiva ministeriale sulla cultura costituzionale
(D.M. n°58/96), la Direttiva sulla partecipazione
studentesca (D.M. n1455/06), le "Linee di indirizzo
sulla cittadinanza democratica e legalità" (D.M. n.
5843/A3 del 2006).
A supporto di quanto verrà realizzato in tal senso a
livello territoriale o della singola scuola saranno
avviate azioni concrete e programmi di sostegno alla
qualità dell'insegnamento e di promozione della
salute, di prevenzione del disagio giovanile e di
contrasto alla violenza, al bullismo e
all'illegalità.
Particolarmente importante sarà la collaborazione
tra questo Ministero e il Ministero dell'Interno, al
fine di affrontare il fenomeno del bullismo sia da
un punto di vista preventivo che investigativo, e
con il Servizio di Polizia Postale e delle
Comunicazioni che è istituzionalmente impegnato nel
costante monitoraggio della rete internet per
raccogliere elementi utili alla prevenzione e
repressione dei reati in genere, ivi comprese le
varie forme di bullismo e violenza giovanile.
Verranno inoltre studiati e messi in opera dei
sistemi di sicurezza per proteggere le reti delle
scuole dall'utilizzo illegittimo dei terminali
(compresi reati di violazione del diritto alla
privacy e lesivi della dignità personale).
1) Campagna di comunicazione diversificata
Verrà realizzata una campagna di comunicazione e di
informazione rivolta agli studenti, ai dirigenti
scolastici, ai docenti, al personale Ata e alle
famiglie che preveda azioni mirate per ogni ordine e
grado di scuola nel rispetto delle caratteristiche
che differenziano il percorso evolutivo degli
studenti. Tale azione è finalizzata a una più forte
sensibilizzazione nei confronti del fenomeno e a
trasmettere messaggi di esplicita non accettazione
delle prepotenze tra studenti. Al fine di
responsabilizzare il gruppo dei pari si
coinvolgeranno gli stessi studenti nella
realizzazione di tale campagna allo scopo di
coinvolgerli nella soluzione di un problema che li
riguarda direttamente.
1.1) Per la scuola dell'infanzia e la
scuola primaria:
Nei confronti dei bambini della scuola dell'infanzia
e della scuola primaria si pone la necessità di
valorizzare la comunicazione interpersonale, di
costruire contesti di ascolto non giudicanti e
momenti "dedicati" di dialogo che in questa fase
evolutiva possono essere integrati da alcune azioni
e suggerimenti operativi di cui l'Amministrazione,
in collaborazione con gli osservatori regionali di
cui al paragrafo seguente, si impegna a curare la
realizzazione o le necessarie attività di servizio e
supporto nei confronti delle istituzioni
scolastiche: valorizzazione ed ampliamento delle
finestre già presenti in alcuni programmi Rai
finalizzate al riconoscimento, alla verbalizzazione
ed espressione di sentimenti anche negativi; poster
da affiggere all'interno delle scuole, che
contengano immagini-messaggio particolarmente adatte
e facilmente decodificabili dai più piccoli o
realizzati da loro stessi; sensibilizzazione e
possibile collaborazione con l'editoria rivolta ai
bambini.
1.2) Per la scuola secondaria di primo e
secondo grado:
Verranno promosse campagne informative e di
formazione in servizio e aggiornamento a livello
nazionale, regionale e locale favorendo il
protagonismo delle singole istituzioni scolastiche.
Specifiche iniziative saranno inoltre realizzate per
studenti e genitori in collaborazione con le loro
rappresentanze.
Le suddette attività vedranno la partecipazione
attiva delle associazioni professionali dei docenti
e dei dirigenti scolastici, e delle associazioni
maggiormente rappresentative degli studenti e dei
genitori in collaborazione con le consulte
provinciali degli studenti.
Di seguito, sono individuate ulteriori azioni che
l'Amministrazione, in collaborazione con gli
osservatori regionali di cui al paragrafo seguente,
si impegna a promuovere e sostenere: realizzazione
di un portale internet, in collaborazione con
scuole, studenti e consulte; messa in onda di spot
televisivi e radiofonici scelti tra quelli elaborati
dalle scuole; coinvolgimento dei portali WEB
maggiormente frequentati dai giovani nella campagna
di comunicazione; coinvolgimento di testimonial
contro il bullismo e promozione di apposite
iniziative nel palinsesto televisivo.
In tutte le attività, che vedranno il coinvolgimento
delle comunità locali, nonché del terzo settore e in
particolare dei gruppi extrascolastici, dei centri
di aggregazione giovanile, delle associazioni e dei
gruppi sportivi, delle associazioni dei genitori e
dei centri religiosi e culturali che i ragazzi
frequentano abitualmente, rimane strategico il ruolo
centrale delle istituzioni scolastiche.
2) Costituzione di osservatori regionali
permanenti sul bullismo
Presso ciascun Ufficio scolastico regionale sono
istituiti degli osservatori regionali permanenti sul
fenomeno del bullismo mediante appositi fondi
assegnati dal Ministero della Pubblica Istruzione.
Ogni osservatorio sarà un centro polifunzionale al
servizio delle istituzioni scolastiche che operano,
anche in rete, sul territorio.
Lavorerà in stretta connessione con
l'amministrazione centrale e periferica, in
collaborazione con le diverse agenzie educative nel
territorio per la realizzazione di attività,
ricercando e valorizzando tutto il patrimonio di
buone pratiche, materiali e competenze che in questi
anni si sono sviluppati localmente grazie
all'impegno delle scuole e delle istituzioni locali
(Regioni, Università, Asl, Comuni, Province,...) e
associazioni.
Tra le priorità degli osservatori vi sarà il
coinvolgimento dei soggetti già attivi su questi
temi, nonché la raccolta e la valorizzazione delle
ricerche, delle esperienze e dei materiali didattici
più significativi e l'individuazione e la
segnalazione di specifiche competenze.
Gli osservatori garantiranno sia una rilevazione e
un monitoraggio costante del fenomeno sia il
supporto alle attività promosse dalle istituzioni
scolastiche singolarmente e/o in collaborazione con
altre strutture operanti nel territorio.
Garantiranno, inoltre, il collegamento con le
diverse istituzioni che a livello nazionale si
occupano di educazione alla legalità.
Il portale internet (www.smontailbullo.it)
sarà il "luogo" di raccordo di tutti i soggetti
coinvolti.
All'interno di ogni osservatorio si prevederà un
nucleo di monitoraggio e di verifica degli
interventi messi in atto.
Le strategie operative che saranno adottate dagli
osservatori si moduleranno su quattro livelli: a)
prevenzione e lotta al bullismo, attuate attraverso
l'attivo coinvolgimento di tutte le componenti delle
realtà scolastiche e attraverso programmi di
intervento rispondenti in particolare alle esigenze
degli specifici contesti territoriali, b) promozione
di percorsi di educazione alla legalità attraverso
attività curricolari ed extracurricolari, c)
monitoraggio costante del fenomeno bullismo, d)
monitoraggio e verifica in itinere e conclusiva
delle attività svolte dai vari soggetti coinvolti,
anche attraverso la raccolta di valutazioni sulle
attività svolte e proposte sulla prosecuzione delle
stesse, provenienti dalle scuole.
Gli Osservatori cureranno e favoriranno la
promozione ed il monitoraggio di percorsi di
informazione e aggiornamento destinati alle diverse
componenti della comunità scolastica.
Nella annuale direttiva sulla formazione E.F. 2007
si proporrà come prioritaria, all'interno della
contrattazione sindacale, l'attività di formazione
in servizio di tutto il personale della scuola per
il contrasto al bullismo.
3) Attivazione di un numero verde nazionale
Presso la sede del Ministero della Pubblica
Istruzione è istituito il numero verde nazionale 800
66 96 96, attivo dal lunedì al venerdì dalle 10 alle
13 e dalle 14 alle 19, a cui poter segnalare casi,
chiedere informazioni generali sul fenomeno e su
come comportarsi in situazioni "critiche", nonché
ricevere sostegno. Le domande più frequenti giunte
al numero verde saranno disponibili sul portale
internet con le risposte complete. Verrà tenuta
traccia, in modalità assolutamente anonima, delle
problematiche denunciate telefonicamente, in modo da
creare un database aggiornato come ulteriore
strumento di raccolta dati e di riflessione.
4) Mezzi di comunicazione e reti
informatiche
Vengono di seguito descritti gli interventi e le
iniziative principali che verranno realizzati a
livello nazionale nel settore della comunicazione.
Verranno elaborati e promossi, d'intesa con le Forze
dell'Ordine, le Associazioni a tutela dell'infanzia
e gli organi competenti, specifici protocolli di
comportamento per favorire nei ragazzi, assidui
frequentatori della rete, comportamenti di
salvaguardia e contrasto, segnalando alla polizia
postale tutti i video e le foto illegali e lesivi
dei soggetti coinvolti.
D'intesa con il Ministero delle Comunicazioni si
promuoveranno iniziative rivolte agli studenti dei
diversi ordini di scuola e mirate a favorire la
comprensione delle caratteristiche formali e di
contenuto dei media e delle nuove tecnologie e a
incrementare le abilità per un utilizzo critico di
tali strumenti di comunicazione di massa e di
intrattenimento.
Particolare attenzione verrà posta, inoltre,
sull'esigenza di far acquisire ai giovani il
significato e il rispetto del diritto alla privacy
propria e altrui, tutelata anche all'interno
dell'ordinamento scolastico e dei diritti e doveri
che ne conseguono anche in sede di responsabilità
civile e penale al compimento del quattordicesimo
anno d'età.
Nei fenomeni di bullismo e, in generale, di violenza
giovanile ha assunto particolare rilievo l'utilizzo
di videogame da parte di minori. Tuttavia il
videogioco, nonostante alcune realizzazioni in netto
contrasto con i principi dell'educazione alla
legalità, può essere visto anche come opportunità
educativa, strumento di socializzazione e non di
mera alienazione o diseducazione: si tratta di una
forma di intrattenimento che può essere finalizzata
sia ad educare che a divertire e che può raggiungere
notevoli forme di espressione artistica e culturale.
Poiché i videogiochi fanno parte dell'esperienza
quotidiana della stragrande maggioranza degli
studenti, le scuole dell'autonomia potranno invitare
i giovani ad approfondirne le caratteristiche dalle
diverse angolature possibili, con le 'lenti'
disciplinari a disposizione nel curricolo o
stabilendo rapporti di collaborazione con le
università disponibili anche al fine di realizzare a
scuola dei videogame, in modo da abituare i giovani
a "smontare" i prodotti, a coglierne le connessioni
e ad individuare criticamente le scelte che vi sono
sottese.
Il Ministero inoltre, di intesa con l'A.E.S.V.I.
(Associazione Editori Software Videoludico
Italiana), promuoverà una campagna di comunicazione
volta a sensibilizzare i genitori nella scelta dei
videogiochi ponendo particolare attenzione, prima
dell'acquisto, alla classificazione PEGI (Pan
European Game Information), il codice di
autoregolamentazione adottato su scala europea dalle
stesse ditte produttrici di videogame.
Con riferimento alla problematica dell'utilizzo di
internet da parte dei minori verranno promosse, in
collaborazione con il Ministero delle Comunicazioni
e la partecipazione di diverse istituzioni e degli
stessi operatori di Internet, iniziative informative
relativamente alla diffusione e alla conoscenza del
Codice di autoregolamentazione "Internet e minori".
Il Ministero della Pubblica Istruzione, infine, si
attiverà, in collaborazione con il Ministero delle
Comunicazioni e il comitato "Tv e minori", per
istituire un tavolo con le principali emittenti
televisive a diffusione nazionale e regionale,
nonché con le principali case di produzione
cinematografiche e televisive, per elaborare una
strategia di analisi della programmazione attuale e
per interrogarsi sulle possibili iniziative da
intraprendere per contenere il fenomeno della
violenza in TV ed offrire occasioni di riflessione e
discussione anche utilizzando materiale
cinematografico e televisivo già esistente o da
realizzare.
Le SS.LL. sono pregate di dare massima diffusione
alla presente ai dirigenti delle istituzioni
scolastiche che risiedono nei territori di
competenza. |
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